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L'INFORMATORE EUROPEO: 200 DI QUESTI NUMERI di Daniel Agami

L'INFORMATORE EUROPEO: 200 DI QUESTI NUMERI
OVVERO LA STORIA DE L’INFORMATORE EUROPEO
DAL PRIMO AL BICENTESIMO NUMERO
di Daniel Agami Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Europeo. Epoca. L’Informazione. Tutto. La Voce. Noi. Diario della settimana. Cuore. Boxer. Comix. L’Indipendente. King. Giudizio Universale. Daemon. Scandali 2000. Boss. Radiocorriere Tv. Specchio. Musica! rock & altro. Zio Paperone. Paralleli. Effe. Dire Fare Baciare. Baribal. Sono alcuni dei titoli di giornali e riviste le cui pubblicazioni sono terminate, tra il 1989 ed il 2011, nemesi editoriale, necroscopia giornalistica, decesso e trapasso del menabò. In tutta questa moria pubblicistica, L’Informatore Europeo resiste. Era il luglio 1989, ed usciva L’Informatore N.1: aveva 11 pagine e costava 4000 Lire, la redazione era a Bologna in Via Caduti di Cefalonia N.2 e, come la maggior parte dei quotidiani, non aveva una copertina, solo un piccolo disegno di De Pisis (L’uccello postino) che reclamizzava le imminenti spedizioni del giornale, accanto agli articoli. Le pagine erano disegnate con un menabò artigianale, ma non artificiale: sulla sinistra c’era un corsivo di Luca Goldoni, brioso giornalista del Corriere della Sera, caustico scrittore ed autore televisivo: Gli antichieri degli anni ’50, divertito commento su un’Italia improvvisamente eccitata nel Boom economico e del Benessere, che, improvvisamente, rivalutava i mobili antichi non come cianfrusaglie di un popolo povero alla frutta, ma reliquie chic di un passato da rispolverare, cogliendo di sorpresa i rigattieri, abituati commercianti del povero, del tutto inadeguati ad un commercio lievitato a lussuoso in così poco tempo. Le tradizionali pagine di questo giornale dedicate ai calendari dei mercati erano solo due, e nelle altre, vi erano cronache ed articoli di Miro Bini, poeta e collaboratore al Resto del Carlino, cronache dalla allora corrispondente da Firenze, la giornalista pubblicista fiorentina Maria Novella Batini Presenti, ora collaboratrice di Gardenia, ed Il Diario di Filippo Albertoni, pittore che lo scriveva ed illustrava. L’Informatore era un mensile e non era ancora Europeo, ma nel microscopico editoriale di presentazione, l’editore scriveva:

«Il compito di questo giornale è semplice: informare (….) Quando abbiamo cominciato a mettere insieme questi fogli non sapevamo che il fenomeno avesse queste dimensioni (…). Chiudiamo il giornale mentre continuano ad arrivare informazioni e dati. Cercheremo in futuro di allargare il discorso anche all’Europa, ci pare doveroso, il ’92 è vicino per tutti».

Fa sorridere, 22 anni dopo, questo riferimento ad un futuro prossimo che ormai è passato remoto,all’anno in cui fu stipulato il Trattato di Maastricht che sancì la nascita dell’Unione Europea, il 1992, di una non meglio precisata Europa Unita,  da qui, in piena crisi della moneta unica europea, l’Euro.

Ma non c’è innovazione senza conoscenza della tradizione, e non c’è futuro senza consapevolezza di una propria memoria, soprattutto dopo 200 numeri. In un periodo in cui il giornalismo sfiora sempre più l’autoreferenzialità occulta (giornalisti che recensiscono solo e sempre sé stessi, amici che si occupano di ex amici, colleghi che si occupano di colleghi ed ex colleghi, imparzialità faziosissime) ci sia permesso un liberatorio articolo esplicitamente  autoreferenziale., visto che in questo periodo L’Informatore Europeo festeggia i 200 numeri.

Una storia che comincia almeno nel 1901 quando Silvio Lombardini, nonno del direttore responsabile e dell’editore di questo giornale, fonda Lo stato civile italiano, un quindicinale di informazione giuridica ancora edito, dopo 110 anni. Lombardini fu commissario prefettizio, sindaco forlivese e, nel primo dopoguerra, giornalista pubblicista. Ma soprattutto fu il primo sindaco della storia di Riccione (dall’anno della sua istituzione, nel 1923, al 1928, e che lui stesso contribuì a fondare -in precedenza era periferia riminese e borgata-). L’attività giornalistica continua dal proprio genero, Massimo Dursi (nomen artis di Otello Vecchietti), drammaturgo, commediografo e giornalista come il fratello Giorgio Vecchietti, fondatore di Cronache (1945) assieme al fratello Giorgio, ad Enzo Biagi, a Nino Corrado Corazza, e successivamente critico teatrale de Il resto del Carlino. Il fratello Giorgio Vecchietti, continua l’attività giornalistica spostandosi da Bologna a Roma, lavorando presso la Rai, dove diventerà direttore del Telegiornale (poi Tg1), condirettore dei servizi giornalistici, e fondatore del settimanale che segue l’esperimento di Rotocalco televisivo, Tv7 (all’epoca supplemento del Telegiornale, ora del Tg1) e di Tribuna Politica (ora Tsp della struttura Rai Parlamento), programma di informazione elettorale e parlamentare di cui è anche giornalista conduttore. Con queste premesse, i figli di Otello Vecchietti continuano l'attività nella stampa e nei giornali: il primo, Silvio Vecchietti, dopo una attività teatrale (al Piccolo di Milano e nei teatri di Bologna, come attore, regista ed organizzatore teatrale) ed una consuetudine antiquaria, fonda e cura questo giornale, il secondo, Gualtiero Vecchietti, come professionista, lavora come caporedattore a Carlino Sera, con Italo Cucci, dove come talent-scout lancerà, tra gli altri, come giornalista professionista un giovanissimo Stefano Benni (alla cronaca nera, ed allo sport, ben prima dei successi di narrativa, poesia, spettacolo e comicità). Le storie dei due fratelli si uniscono professionalmente nel 1989, ne L’Informatore, dove Silvio Vecchietti è Fondatore e Direttore e Gualtiero Vecchietti risulta accreditato come Consulente Editoriale, e si riuniranno nel 2011, quando condivideranno la Direzione, sia pure con ruoli e per motivi diversi.

Ma prima la nostra cronistoria celebrativa deve sostare nel 1986, anno in cui esce il giornale Riviera manifestazioni, la madre dell’attuale Informatore Europeo,“numero unico in attesa di autorizzazione”, dell’aprile 1986; sono 8 pagine che già nella grafica e nell’impaginazione ricordano questa rivista, dirette da Silvio Vecchietti la cui redazione risulta a Bologna sul Monte Albano: non uscirà più, ma nel numero unico ci scrivono giornaliste come Anna Tonelli, all’epoca neppure trentenne ed ora colonna storica della redazione bolognese de La Repubblica, nonché storica contemporanea e del giornalismo all’Università di Urbino, e vi è (addirittura!) un poema inedito scritto apposta per questo unicum editoriale da Paolo Volponi, scrittore, poeta, senatore, ed appassionato frequentatore di antiquari, tra i principali scrittori e poeti più studiati e letti dagli italianisti della seconda metà del XX secolo­: La lunga spogliazione, poesia d’occasione scritta sul furto di un dipinto del Guercino, su commissione per lo stesso Vecchietti dopo un casuale incontro ferroviario a Rimini (“Una poesia non si rifiuta mai!”esclamò Volponi, mentre ora i poeti fanno corsi di tuttologia ed aperitivi letterari, al massimo). Il breve poema rimasto praticamente inedito verrà riedito su L’Informatore Europeo N.119 del luglio-settembre 2002.

Tre anni dopo, ed è L’Informatore N.2 (del settembre 1989), molto più ricco di redazionali e cronache che nella versione odierna, in cui esordiscono Roberto Roversi, libraio antiquario della storica Palmaverde, editore,  poeta, paroliere, autore teatrale e intellettuale del Gruppo Officina, e Giorgio Celli, poeta, scrittore, e(n)t(om)ologo, sceneggiatore cinematografico (per Pupi Avati e poi autore e conduttore televisivo. Entrambi collaboreranno nei numeri ed anni successivi, il primo con un racconto a puntate, e curando per un decennio una rubrica di poesia e testi letterari, il secondo con una serie di atti unici inediti e poesie sulla figura dell’antiquario. Collabora al secondo numero anche l’architetto ed urbanista Pier Luigi Cervellati, con un articolo sulle disposizioni delle collezioni. Nel N.3 scrivono Beatrice Andreose, poi divenuta assessore all’ambiente di Este, ed ora giornalista pubblicista de Il Mattino, Andrea Donati, giornalista torinese ora dedito ai rapporti tra arte e Vaticano, mentre esordisce la rubrica I Mercanti del Tempo, ancora episodicamente pubblicata. Il N.4 de L’Informatore non esiste, tace e non viene mai pubblicato, mentre dal N.5 del dicembre 1989, L’Informatore ha una copertina (un disegno di Palma Il Giovane, che verrà ristampato periodicamente per gli auguri di buon natale e felice anno nuovo). In quel numero ci scrive Giorgio Celli (con un Apocrifo del tenente Colombo cui ne seguirà uno di Sherlock Holmes) e Renzo Biasion, incisore, giornalista e critico d’arte di Oggi. Dal N.6 del gennaio 1990 ci scrive la giornalista Anna Tonelli (inviata alla Repubblica di San Marino), e comincia una rubrica legale, che dopo 20 anni di interruzione riprenderà nel 2011 (nello scorso N.199 dell’ottobre-novembre 2011). Pubblica un atto unico Gianfranco Rimondi, regista teatrale. Dal N.7 (del gennaio 1990), e comincia a disegnarci Piero Copertini, pittore ed illustratore, e a scriverci una ventisettenne Beatrice Buscaroli Fabbri, poi storica dell’arte contemporanea per l’Università di Ravenna, oggi tra le principali dirigenti culturali artistiche italiane, e giornalista pubblicista de Il Giornale, dove lavora come critica d’arte.

Agli scrittori si affianca un racconto di Massimo Griffo (N.11), giornalista pubblicista del Giornale, de La Nazione e Vogue e scrittore per Rusconi. Col N.12 (del luglio’90) il giornale compie un anno, dal N.16 compare la rubrica La vetrina del Ladro, una sorta di Chi l’ha visto? dell’antiquariato, che riproduce fotografie di mobili rubati nel corso dell’anno, contro la ricettazione. Dal N.18 (del febbraio 1991) esordisce Tony Keniston, giornalista britannico e corrispondente da Londra con indeficiente regolarità ancora oggi, e dal N.22 la tuttora attuale sua rubrica di Gossips (nel 1991, ovvero 15 anni prima che il termine fosse giornalisticamente in auge, ben prima e con tutt’altro significato rispetto al trapasso lessicale e culturale da parte di giornalisti quali Enrico Papi, Carlo Rossella, Alfonso Signorini). Nel N.21 esordisce Luigi Vecchietti, figlio e nipote di Silvio e Gualtiero Vecchietti, attuale direttore commerciale, con una inchiesta a puntate sulle automobili adatte per gli antiquari. Nel numero doppio 23-24 (del luglio agosto’91) compare per la prima volta la scritta “L’Informatore Europeo” sullo sfondo della copertina, ma non è ancora la testata. Sul N.27 con un articolo (Un anno di mostre) esordisce la giornalista pubblicista Argia Granini, all’epoca Redattrice e Segretaria di Redazione ed oggi Segretaria dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna.

Dal N.29 (del marzo 1992) la Redazione si trasferisce nell’attuale sede in via Monte Albano N.38 ed inizia la distribuzione in libreria, e compare la rubrica ludica (rebus e cruciverba) Il lunedì di mostra (perché al lunedì nelle mostre e nelle fiere di solito non c’è nessuno e non si sa come passare il tempo), ed esordisce una venticinquenne Desideria Cavina, ora giornalista professionista e Redattrice milanese del Tg5 ed inviata del Tgcom24 (presso mediaset). Dal N.39 al N.43 c’è una inchiesta a puntate che realizza il nostro giornale sul degrado del complesso monumentale del Colle Ameno, presso Sasso Marconi, scritta da quest’ultima, e poi ripresa da Antonio Selvatici, giornalista pubblicista ora corrispondente da Bologna per Il Giornale dove lavora come giornalista investigativo, mentre sul N.44 scrive Alfred Messerli, organizzatore di mostre svizzere. Dallo stesso numero compare una rubrica di informazione satirica, Il moralista, scritta da Luigi Vecchietti. Saranno i suoi ultimi articoli. Sul N.49 (del luglio-settembre’94) esordisce Brunella Torresin, la principale giornalista culturale bolognese, ora editorialista delle pagine bolognesi de La Repubblica. Sul N.52 esordisce Didier Bodart, storico dell’arte e corrispondente dalla Francia, curatore di numerosi Art Dossier per Giunti, assieme a Keniston il più longevo collaboratore de L’Informatore Europeo.

Dal N.35 il prezzo è di 5000 Lire, poi dal N.44 6000 Lire, dal N.60 6500 Lire, ed esordisce la rubrica L’Informatore a teatro, che pubblica e riedita testi teatrali (tra gli autori, Rimondi, Roversi, Massimo Dursi). Nello stesso numero compare per la prima la rubrica di redazionali brevi, e brevi editoriali, Di Corsa, tenuta dal direttore Silvio Vecchietti. Non sarà l’unico disegnatore storico ad accompagnare questo giornale, visto che la gerenza è illustrata da Albrecht Dürer. Nell’aprile 1996 internet ed il web sono una realtà arrivata in Italia solo dal 1994, e per pochissimi, ma sul N.64 già si parla di internet e libri, con www.ilb.it, scomparso e precursore portale di libri d’arte a Bologna. Nel N.69 (del novembre 1996) esordisce il formato pocket annuale de L’Informatore (finito nel 2010), un’agenda tascabile da viaggio senza redazionali ed articoli, nato su richiesta degli antiquari, mentre dal N.70 (gennaio’97) la testata viene modificata nell’attuale L’Informatore Europeo. Sul N.84 (del luglio-settembre’98) compare, 4 anni prima dell’Euro, il prezzo in Euro 3.50, e nel conio vigente è 7000 Lire. Nel 1998 esordisce su questa rivista lo scrittore Giancarlo Nuvoli, e compare la rubrica ludica I giochi dell’arte e del tempo, una curiosa rubrica con particolari anatomici e sessuali di opere d’arte: chi da genitali e zone erogene deduceva opera d’arte, autore e collocazione, vinceva un abbonamento annuale. Compare anche Cronache senza tempo, una rubrica emerotecaria con articoli storici del giornalismo italiano (tra cui una cronaca filomonarchica della decapitazione di Maria Antonietta, tratta da La Gazzetta di Bologna del 16/11/1793, ed altri articoli da giornali come Il proletario, del 1863, e La folla, del 1902) e di seguito Appalto per il rinnovo delle sedie elettriche obsolete e non aggiornate, ricostruzione satirica delle futuribili sedie elettriche, ideate dal direttore Silvio Vecchietti. Già dal 1998 arriva questo portale www.informatore.com, il sito dell’Informatore Europeo, precursore digitale tra i giornali. Dal N.85 (dell’ottobre-novembre 1998) compare l’attuale sottotitolo “di Arte e d’Antiquariato”, sul N.88 un racconto di Gregorio Scalise e sul N.89 (del febbraio-marzo 1999) un racconto di Nuvoli contro Umberto Eco (addirittura), I peccati di Umberto (quali saranno?).

Dal 1999 compare Poesie, una importante rubrica di testi poetici e letterari curata in piena autonomia da Roberto Roversi, che ospita, negli anni, poeti come Davide Monda (ora comparatista e francesista), Sergio Rotino (ora critico letterario e scrittore), e tra gli altri, Salvatore Jemma, Umberto Polignano e Rosalia Calabrò. Sul N.90 (aprile-maggio ’99) compare una poesia secentesca inedita sulla morte di Agostino Carracci (lì chiamato Caracciolo), rinvenuta per caso da Silvio Vecchietti. Curiosamente, nei flani pubblicitari viene annunciata l’uscita imminente de L’Ulisse - rivista di arte e letteratura, curata dallo stesso nostro editore, che non verrà alle stampe mai. Nel 2000 si replica con l’annuncio dell’Annuario dell’Informatore Europeo, pubblicabile ogni anno, mai edito. Il N.100 è un pocket del giugno-luglio 2000, e come tale non prevede articoli e dunque non viene festeggiato, e passa in sordina, tra il 2000 ed il 2001 appare una serie di editoriali polemici, dall’emblematico (ed ancora attuale?) titolo, Come Votare?, in vista delle Elezioni Politiche del 2001. Nel 2002 Luigi Vecchietti diventa Direttore Commerciale, e da N.117 del maggio-giugno 2002 compaiono le Schede tecniche dell’antiquariato di Pierdario Santoro (con la collaborazione di Mara Bortolotto), tutt’ora ospitate, che diventa la terza firma storica del giornale dopo Keniston e Bodart (per tacere dei Vecchietti). Con il N.128 dell’estate 2003 termina la rubrica Poesie curata da Roberto Roversi, dal 2005 in Redazione alla storica Lorena Gilli subentra Francesca Passini, attuale Redattrice, a cui dal N.180 si affianca Emanuela Chiera.

Nel 2010 esordisce Roberta Giacomella, come inviata per mercatini, con la rubrica ancora attuale I mercati di Roberta (dal N.188 dell’aprile-maggio 2010), e, per tacere dello scrivente, dal N.199 alla direzione generale del fondatore ed editore Silvio Vecchietti si affianca il ritorno di Gualtiero Vecchietti. Nel N.200 del dicembre 2011/gennaio 2012, che trovate in edicola, i festeggiamenti per il bicentesimo numero sono affidati al logo della rivista, il gallo, d’oro, ed al font del N.200 scritto in grassetto e carattere dorato, mentre Tony Keniston cerca di tirare le somme di questi 200 numeri, e qui chi vi scrive tenta di sommare le tirature di 200 numeri di questa rivista.

Una rivista che resiste, di questi tempi, è sempre una buona notizia, soprattutto se riesce ad avere garantita una distribuzione libraria e nelle edicole, senza nessuna forza se non l’ostinazione di un vecchio molto più giovane di tanti giovani già vecchi. Un giornale quasi abusivo fondato da uno che non crede nell’ordine dei giornalisti, e che però a sfogliare le pagine di 200 numeri (ferendosi le dita), ci ritrovi una buona parte del mainstream culturale e giornalistico italiano, e che ha contribuito a lanciare parte dei principali giornalisti (e dirigenti culturali) italiani, anche se magari loro non se lo ricordano o non sanno più ricordare, “tutte persone che hanno fatto una gran carriera” come dice Silvio Vecchietti (naturalmente, con l’eccezione di chi vi scrive). Ecco in fondo, che cos’è L’Informatore Europeo: è una rivista che si occupa di inattualità.

 


 

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